(per una) Pedemontana sociale

L’area Pedemontana Veneta ed in particolare il territorio che va da Schio a Montebelluna è identificabile come una zona che esprime una sua specificità e omogeneità: tra montagna e pianura, densamente popolata, con un’urbanistica diffusa e male programmata, con una miriade di zone industriali, un’agricoltura anche di qualità ma soffocata dalla parcellizzazione dei terreni, e con un sistema stradale e ferroviario inadeguato che, in parte e non senza criticità, sarà risolto con la realizzazione della superstrada pedemontana.

Negli ultimi quarant’anni, nel tentativo di dare risposta alle situazioni di disagio, proprio in queste zone più che altrove ha preso avvio una significativa rete di imprese sociali che ha condizionato in parte anche la politica regionale. Tale contaminazione ha avuto il suo massimo effetto nella costituzione delle ULSS, unico esempio in Italia di unità locali socio-sanitarie, e nell’avvio di una collaborazione stabile tra pubblico e privato, con conseguenti scelte coraggiose e innovative sul piano sociale.

In tempi più recenti, però, alcuni passaggi cruciali fortemente interdipendenti l’uno con l’altro (la crisi economica, l’acuirsi dei fenomeni migratori, la crisi ambientale, la pandemia) hanno incrementato sempre di più il carattere individualistico delle necessità e dei diritti, arrivando a deprimere in maniera significativa gli interventi sul piano sociale in favore degli ultimi e dei più fragili. Lo slogan “prima noi” che negli ultimi anni del secolo precedente avremmo considerato aberrante, giustifica attualmente molte scelte politiche e sociali, senza accorgersi che il prima noi rischia di diventare “prima io”. 

In questo contesto rimangono molti segni di speranza e molte azioni di giustizia sociale che troppo spesso sono offuscate dal clima di pensiero unico, e quasi sempre rimangono confinate nell’ambito dell’impegno privato o di una ristretta rete di persone sensibili. 

Ed è proprio a queste forze, ma anche a tutte le persone che riconoscono le potenzialità positive espresse dalle genti e dalle comunità che vivono la pedemontana veneta, che chiediamo di tornare ad impegnarsi nel promuovere giustizia e nell’aprire lo sguardo al mondo. 

Lo strumento per incidere sul territorio e sulle comunità è quello di costruire relazioni positive e promuovere giustizia sociale attraverso un confronto stabile e lungimirante tra tutti i protagonisti della società di questo ampio territorio veneto. L’ambizione è rivolta a una Pedemontana Sociale, intesa come un sistema di reti tra mondo dell’impegno sociale, organi di rappresentanza della società civile, amministratori locali, rappresentanti delle associazioni di categoria e sindacali, parrocchie, gruppi giovanili, comunità civiche. 

L’obiettivo è che quel “prima noi” diventi un “prima tu”, “prima tutti”, “insieme a noi”, in una grande sfida collettiva a farci “prossimi”, vicini l’uno con l’altro, vicini ai più fragili, e insieme capaci di pensare al futuro delle nostre comunità. 

Come prima azione del progetto Pedemontana Sociale, grazie al sostegno della Fondazione Banca Popolare di Marostica Volksbank, durante quest’anno così complesso, le realtà aderenti a Progetto Zattera Blu hanno continuato ad accompagnare le storie di chi rischia di subire ancora di più la crisi pandemica e le sue conseguenze. Ci siamo messi a fianco di queste persone cercando insieme percorsi concreti e dignitosi.

Abbiamo chiesto a tre testimoni dei nostri tempi di condividere il loro pensiero su alcune sfide che incontreremo nel nostro “agire quotidiano”.

Queste riflessioni le mettiamo a disposizione di tutte le persone che abbiamo coinvolto nell'avvio di questo percorso, che vuole sostenere la cultura dell'impegno civile e solidale.